
Foto dal film Blade Runner (1982) di Ridley Scott. Pubblicata a fini esclusivamente culturali e non commerciali. I diritti (Copyright ®) sono riservati ai legittimi proprietari.
Blade Runner è uno di quei film che ho iniziato ad apprezzare con il tempo, tanto da arrivare a metterlo nella mia top five personale.
È il capolavoro di Ridley Scott ed uno dei migliori sci-fi che siano mai stati girati; l’epica scena della morte di Roy mi ha sempre affascinato, chi non ricorda le sue ultime parole!
«Io ne ho… viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione…
e ho visto i raggi “b” balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser…
e tutti quei… momenti andranno perduti nel tempo…
Come… lacrime… nella pioggia…
è tempo… di morire…».
Roy Betty, la vittima, salva la vita al proprio carnefice, vincendo in se stesso l’invidia e l’odio che ha sempre nutrito verso il genere umano; dimostra così la sua superiorità ed il livello massimo di conoscenza acquisiti, al punto da accettare la morte senza alcuna resistenza e la colomba che viene liberata e si libra in volo, a mio parere, sta proprio a significare la sua liberazione definitiva.
C’è un libro da cui è tratta l’ambientazione del film, ma non la trama; in questo caso Ridley Scott è andato oltre il libro, è uno di quei rari casi in cui è meglio il film del libro, infatti, è una delle opere minori di Philip K. Dick, il titolo letterale dall’originale inglese è Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, tradotto più liberamente con Il cacciatore di androidi.
Cito da wikipedia: “Lo scrittore morì poco prima dell’uscita del film, e poté vedere soltanto una proiezione privata composta da alcuni spezzoni di lavorazione. Inizialmente molto scettico sull’intera operazione, dato che la sua opera veniva di fatto stravolta, fu in seguito uno dei maggiori sostenitori del film, che non a caso è dedicato alla sua memoria. In particolare Dick rimase molto colpito dal set cinematografico, che a suo dire era stato costruito esattamente come lui aveva immaginato l’ambientazione del romanzo”.
Ispirata alla morte di Roy, nel 1995 ho scritto questa poesia, pubblicata nel marzo 2009, nella mia raccolta Per una strada.
Ultimi pensieri di un robot (27/6/1995)
O umano mondo avverso,
ch’io mi ribellai,
a ché continuare a lottare?
Il mio sogno elettrico
è morto per sempre.
(Dalla mia raccolta: Per una strada, pag. 71, SBC Edizioni, Ravenna, 2009)
Potrete leggerla anche sui seguenti siti:
Per una strada e altre storie… su Blogger
Vetrina delle Emozioni
Blog Letteratura
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Un blog di letteratura e cultura, diretto dalla scrittore e giovane critico letterario, Lorenzo Spurio, nonché curatore della prefazione al mio dramma d’Islanda (di prossima pubblicazione).
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“L’idea di questo blog è quella di analizzare alcuni aspetti di alcune opere letterarie, parlare delle rispettive realizzazioni filmiche, dare un giudizio e delle considerazioni personali su alcune opere e saggi della letteratura italiana e straniera e su alcune questioni culturali oggetto d’interesse dell’attualità” (Dalla presentazione del blog, di Lorenzo Spurio).
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I Concorso Nazionale di Poesia “L’arte in versi”
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“Per una strada”
La raccolta di poesie “Per una strada” di Emanuele Marcuccio, raccoglie il meglio della sua produzione poetica dal 1990 al 2006. In un arco di tempo così lungo è ravvisabile una evoluzione, soprattutto formale, nel senso della acquisizione di un linguaggio poetico più originale.
Lo stile:
Le poesie di Marcuccio, specie quelle dei primi anni, hanno uno stile composito, con vaghi richiami stilnovistici, epico-rinascimentali, neoclassici, leopardiani. Questo eclettismo, però, è privo di ostentazione; le citazioni e i modi sono sfiorati con leggerezza. Vale la pena, ad esempio, di osservare come il poeta ricorra, e frequentemente, all’elisione. Solitamente, l’elisione è motivata da urgenze metriche, mentre in Marcuccio il suo uso è assolutamente gratuito è un vezzo, una scelta fonetica puramente ornativa.
Le figure retoriche:
La poesia di Marcuccio, avendo, come detto, carattere eclettico ha una certa ricchezza di figure retoriche, anche se prevalgono nettamente figure di soppressione-sottrazione ( ellissi, zeugma), o di soppressione-accumulazione (asindeto) oppure di accumulazione, specie quelle reiterative (anafora, epistrofe, paronomasia). Lo schema più frequente è il vocativo, seguito da asindeti o polisindeti multipli, pure associazioni di parole ad effetto “impressionista” in senso descrittivo o elegiaco. Le sequenze in asindeto, hanno effetto subentrante-perfettivo e sono composte da sostantivi, sostantivo-aggettivo, aggettivi o sequenze di verbi transitivi e intransitivi come nel bellissimo “vedi, vive, canta, sussurra.” L’impiego di queste figure di accumulazione può avere, come detto, effetto variante-specificante o descrittivo oppure più squisitamente oratorio-enfatizzante, realizzando una “gradatio” emotiva, un vero e proprio climax.
La metrica:
È un poetare libero, polimorfo, ma senza urgenze o scrupoli di ordine metrico. In qualche modo è un poetare istintivo, d’ispirazione, di prima mano. Anche quando l’eloquio poetico si coagula in distici, terzine o persino tetrastici riconoscibili e strutturati in rime o assonanze o paromeosi, sovente il computo delle sillabe, cresce o difetta e la disposizione degli accenti è disritmica. Il tentativo di rima dantesca (“Amor”) è sostanzialmente fallito. Altre volte invece il verso è di eccellente struttura metrica (cfr. gli endecasillabi ”dolce mi viene all’anima, /cantando” oppure “dell’universo immenso meraviglia”). Ma ciò, quando avviene, avviene per caso, o meglio non avviene intenzionalmente quasi che il poeta seguisse unicamente una sua musicalità del momento.
I contenuti:
Accanto alle numerose composizioni, di impronta prevalentemente moralistica, dedicate a personaggi storici o letterari (notevoli i quattro “omaggi” a Garcia Lorca) i temi prediletti da Marcuccio sono quello paesaggistico-descrittivo, quello amoroso e la poesia civile. Riguardo a quest’ultima merita di essere menzionata “Urlo”, dedicata alla tragica fine del giudice Falcone. Con toni rutilanti, epici e tribunizi, il poeta si abbandona sdegnato a una denuncia-condanna senza appello, ricorrendo a un’enfasi tragica quasi omerica, eppure mantenendo, nel messaggio, una chiarezza lampante e inequivocabile.
Conclusioni:
Nella pressoché assoluta libertà di impiego di moduli stilistici e soluzioni lessicali, nel lasciarsi guidare dall’ispirazione e dallo spontaneo sgorgare della parola poetica; nel tendere l’orecchio insomma alla musicalità del verso come spontaneamente gli proviene dal cuore e dalla mente, e nel saperla tradurre in versi limpidi e carichi di emozione, sta la caratteristica principale di questo poeta, per conoscere il quale la raccolta “Per una strada”, opera prima, pur nella sua varietà stilistica e nella inevitabile impronta esperitiva, rappresenta una fonte preziosa ed esauriente.
Il termine “poesia” è una parola che deriva dal verbo greco “ποιέω” (poiéo), che significa “faccio”, “costruisco”, quindi, il poeta è colui che fa, costruisce (con le parole).
Ma come è nata la poesia?
Come nasce nell’uomo il bisogno di poesia e quindi di fare poesia?
A mio modesto parere, la poesia nasce per un bisogno intimo di celebrare, di cantare costruendo con le parole, infatti, il primo componimento poetico della letteratura italiana è il Cantico delle creature di san Francesco d’Assisi (XIII sec. d. C.), in questa poesia, in questo cantico il poverello di Assisi celebra, loda Dio attraverso tutte le sue creature.
Ma, andiamo a monte, come nasce la poesia in genere, almeno la poesia occidentale?
Le prime testimonianze di poesia nella letteratura greca ci arrivano dai poemi omerici (Iliade e Odissea), risalenti a ca. un millennio prima della nascita di Cristo, dapprima tramandati oralmente attraverso gli aedi e i rapsodi, cioè i trovatori, i cantastorie del tempo e, in seguito, trascritti, anzi si pensa che, l’alfabeto greco sia stato inventato proprio per trascrivere i poemi omerici, di questo autore Omero che, è probabile non sia mai esistito ma, sia il risultato di una collezione di autori anonimi e proprio per questo è nata la cosiddetta “questione omerica” che è ancora ben lungi dall’essere risolta.
L’Iliade, con le sue migliaia di versi, vuole celebrare, in particolare, gli ultimi cinquantuno giorni della decennale guerra di Troia e i suoi signori, vuole anche cantare i sentimenti più profondi dei protagonisti.
Mentre, l’Odissea vuole celebrare il periglioso viaggio di ritorno di Odisseo (Ulisse), leggendario re dell’isola di Itaca, dopo la caduta di Troia, in particolare gli ultimi 38-40 giorni escludendo i racconti di flash-back. Nel suo significato profondo, penso voglia celebrare la lotta dell’uomo con se stesso per poter vincere i fantasmi della guerra che lo attanagliano e per poter finalmente ritornare a casa ritrovando la pace dopo un’ultima lotta.
A differenza dell’Iliade, nell’Odissea abbiamo una celebrazione, un canto più intimo, quello del cuore umano, che combatte con se stesso ed è continuamente messo alla prova sopportando tutto con pazienza e agendo con astuzia.
Quindi, l’intento della poesia è sempre quello di celebrare, costruendo un’architettura di parole nei più vari registri, dai più intimistici e introspettivi ai più altisonanti.
Cosicché, se la poesia fa parte del nostro essere, anche noi possiamo celebrare, in questo caso è più corretto dire “cantare”, i più intimi sentimenti, le nostre emozioni; possiamo celebrare anche cose astratte ma che nascondono in sé cose umanissime ricorrendo al concetto poetico del correlativo oggettivo, diffusissimo nella poesia moderna ed elaborato dal poeta statunitense e naturalizzato inglese T. S. Eliot (1888 – 1965) nel 1919, di modo ché, anche i concetti e i sentimenti più astratti vengono correlati in oggetti ben definiti e concreti. Eliot dichiarò che il correlativo oggettivo è “una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi che saranno la formula di quella emozione particolare, in modo che, quando siano dati i fatti esterni, che devono condurre ad un’esperienza sensibile, venga immediatamente evocata l’emozione”.
Nella poesia italiana questo concetto troverà la sua più alta espressione nella poetica di Eugenio Montale (1896 – 1981), che utilizzò un correlativo oggettivo per intitolare una sua raccolta Ossi di seppia; infatti, tutti gli elementi della natura possono essere messi in correlazione a condizioni spirituali e morali.
Possiamo celebrare un personaggio storico, un letterato, un accadimento contemporaneo, un personaggio letterario o un suo episodio, in una parola “tutto”. Ogni poesia, però, dovrà scaturire dall’ispirazione, da quella scintilla creativa che ci fa prendere la penna in mano e ci fa scrivere quello che il cuore detta. Perché la poesia sia vera e sincera deve esserci questa scintilla iniziale, dopodiché possiamo scrivere di getto, in maniera spontanea o, fare un lavoro di lima ricercando la rima più adatta o la parola, o il suono e starci tutto il tempo che ci è necessario. In caso contrario, diventerebbe solo qualcosa di artificioso che non è espressione dei nostri sentimenti; come scrivo in un mio aforisma: “La poesia non è puro artificio, non è sterile costruzione ma piacere per gli occhi e per il cuore, qualcosa che ci meraviglia e ci colma d’interesse, che ci spinge a ricercar nuovi lidi, dove far approdare questo nostro inquieto nocchiero che è il nostro cuore”.
E in un altro: “Il poeta sogna, si emoziona, si meraviglia; in caso contrario, tutto sarebbe puro artificio, sterile e fredda creazione, come voler scrivere su di un foglio di vetro”.
Questo, nella sua essenza, è in definitiva la poesia: un canto dell’anima, un canto senza l’ausilio di strumenti musicali, la musica è data dalle parole (con o senza rima) che cercano di esprimere quello che l’anima detta, che è sempre un cercare di esprimere, come ci insegna Ungaretti in una famosa intervista televisiva del 1961, non potremmo mai arrivare all’espressione compiuta della propria anima.
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Scrivo poesie dal 1990 (per essere precisi, fin dal 1989 ho iniziato con dei primi esercizi di poesie, che non sono da pubblicare e non pubblicherò mai), nell’agosto del 2000 ne sono state pubblicate 22 presso l’Editrice Nuovi Autori di Milano, nel volume antologico Spiragli ’47, nel marzo 2009 è uscita la mia raccolta di poesie, che ho intitolato Per una strada.
Non scrivo in rima per scelta, per me questa blocca o vincola l’ispirazione poetica, finora, su 131 poesie, ho scritto solo tre poesie interamente in rima e in rima libera. In altre poesie, se la rima raramente è presente, è solo spontanea.
La metrica e la rima sono solo due dei mezzi, non necessari, per pervenire alla forma della poesia.
La rima libera non spontanea l’ho utilizzata soltanto in una poesia e per puro sperimentalismo stilistico.
Nella mia poetica ci sono tre punti fermi: la spontaneità, la musicalità, la scorrevolezza, la fluidità del verso.
Il mio ideale poetico si esprime nell’essere semplice ed allo stesso tempo profondo e, penso che sia cosa piuttosto difficile non utilizzando la rima. Cerco anche la musicalità del verso, cosa oltremodo difficile, se non si scrive in rima.
Quando uso dei termini un po’ antiquati, degli arcaismi, lo faccio unicamente per la loro insita musicalità, non perché io voglia servirmi di un linguaggio anacronistico. Nelle mie poesie alcune volte uso delle parole tronche (delle apocopi) come “cuor, cor, duol, dolor”, altre volte non le uso; di conseguenza, ogni mio verso, ogni mia parola non sono messi a caso, ma seguono un fine musicale, sono messi lì, proprio per una maggiore scorrevolezza nel ritmo. Ad esempio, nella poesia “Indifferenza” uso sia “duol”, sia “dolor” e, nella poesia “Là, dove il mare…”, il ritmo si alza e si abbassa, quasi ad imitare il flusso delle onde del mare, e quelle parole tronche (quelle apocopi) non le ho messe a caso, ma per mantenere questo ritmo e quel particolare suono.
Seguo una struttura su due fasi fin dal 1990: la prima fase è quella che io chiamo “il primo fuoco dell’ispirazione”, che può giungere in qualsiasi momento con l’affiorare alla mente dei primi versi; quindi, mi metto subito a scrivere in brutta copia su di un qualsiasi foglio o pezzo di carta (pensate che il grande poeta Giuseppe Ungaretti appuntava le sue poesia anche in trincea utilizzando la carta che avvolgeva le cartucce) e, mentre scrivo, penso i successivi versi da mettere sulla carta. La seconda ed ultima fase si riferisce alla ricopiatura in bella copia con i vari aggiustamenti grammaticali e retorici, aggiungendo a volte, anche dei nuovi versi o parole. In seguito, durante la correzione di bozze e in previsione della pubblicazione, potrei operare dei piccoli cambiamenti variando la posizione delle parole, sostituendo qualche parola, la disposizione dei versi, a volte anche gli “a capo” perché, quello che cerco, oltre alla freschezza della spontaneità, che è la prima cosa, è la fluidità e la musicalità del verso che cerco, senza quasi mai usare la rima, servendomi di giochi fonetici delle consonanti e coloristici delle vocali giungendo in alcune poesie alla metrica spontanea (come ha notato, nella prima recensione al mio libro e, successivamente, nel breve saggio critico, un critico letterario), senza mai stravolgere il senso e l’ispirazione primigenia della poesia. Metrica spontanea nel senso di lassa e non di strofa, che non potrà mai essere spontanea.
E, volendo essere più preciso, da ca. due anni, dopo aver appuntato la poesia su un foglio di carta, non la ricopio subito sul quaderno, ma faccio passare anche una settimana mettendo il foglio in mezzo al quaderno, come se volessi farla “decantare”, anche se sono astemio.
Diverso è stato il caso della mia unica poesia scritta in rima non spontanea, in cui dapprima è arrivato il primo fuoco dell’ispirazione con i primi due o tre versi, successivamente mi sono dedicato alla ricerca della rima, unita al tipo particolare di rima (forse la più difficile, quella incatenata ma senza usare la metrica, quindi, rima assolutamente libera e non canonica), alla proprietà di linguaggio (quello dell’italiano antico, precisamente il volgare trecentesco di ascendenza stilnovista) con l’applicazione delle figure retoriche più adatte.
Come vedete, in questo caso ci sono state tre fasi, e mi meraviglio che mi siano bastati soltanto due giorni; l’ho scritta mentre mi preparavo agli esami di maturità classica e vocaboli danteschi frullavano impazziti nella mia testa, bisognava farli uscire, come per un bisogno fisiologico.
Uso le figure retoriche e cerco di usarle in maniera spontanea, ho usato anche lo zeugma, che usa molto Dante. La figura retorica che uso di più è l’enjambement, mi piace molto l’anafora e indulgo spesso all’elisione, sempre per esigenze di fluidità del verso e musicalità.
Alcune curiosità: una mia poesia dapprima l’ho scritta su uno scontrino della spesa, poiché, appunto, mi trovavo per strada, una poesia sulla propria ispirazione poetica. Proprio da questa poesia ho tratto il titolo della mia raccolta, pubblicata il 26 marzo 2009, dalla SBC Edizioni di Ravenna e, citando dalla prefazione che ho scritto io stesso (in caso contrario il mio libro non avrebbe avuto una prefazione) “Con questa mia, apparentemente semplice poesia, scritta dapprima su un semplice scontrino, poiché mi trovavo per strada e non avevo null’altro su cui scrivere, ho cercato di esprimere proprio il processo misterioso della mia ispirazione poetica.
E pensare che, all’inizio non l’ho compreso nemmeno io il suo significato profondo.
Quanto mi sembrarono quasi insignificanti quei versi, e invece, mi sono accorto, con mia grande sorpresa, che nascondevano il significato stesso della mia ispirazione furtiva e svelta, che passa e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i miei versi, che metto sulla carta, passa e vola via, e non si sa più dove mai sia”.
Nel 2006 ne ho scritto anche una in piedi sull’autobus affollato, che è l’ultima delle poesie pubblicate nel libro.
Un caso a parte è la scrittura del mio dramma epico d’Islanda, in cui non ho voluto conformarmi alla spontaneità, alla facilità dell’immediatezza espressiva, come ho fatto di solito con le mie poesie; la spontaneità rimane però la prima idea, il primo fuoco dell’ispirazione che, negli anni ha subito vari ripensamenti e successive modifiche formali. La spontaneità rimane perché ho sempre atteso l’ispirazione per scriverlo, non mi sono mai seduto a tavolino e – adesso scrivo – e sono passati più di vent’anni da quell’abbozzo in prosa del solo primo atto (1989) alla sua stesura definitiva (mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto).
Proprio perché la poesia fa parte del mio essere, la prosa non è nelle mie corde (preferisco leggerla) e non riuscirei mai a scrivere un racconto, né un romanzo, ho scelto il teatro e un dramma in versi per cercare di esprimere la mia vena narrativa e, al contempo, continuare a cercare di esprimere la poesia che il cuore mi detta.
L’anima della poesia è la sintesi, non è la lunghezza dei versi che fa una poesia, ma il suo contenuto, la sua sostanza.
Pensate che, secondo il critico letterario Luciano Domenighini, “Dolore” (la poesia più breve che io abbia mai scritto e che consta di soli due versi), rappresenta il vertice letterario di tutta la raccolta Per una strada, come ha evidenziato nel breve saggio critico.
La poesia bisogna ascoltarla e non semplicemente leggerla, bisogna leggerla ad alta voce per sentirne la musicalità e la fluidità, soprattutto leggerla rispettando gli “a capo”. Così, capiremo se l’”a capo” andava messo proprio lì o, se quel segno di interpunzione è corretto in quella posizione, o se quel verso va bene o va modificato. La poesia è ribelle alle regole della prosa e della sintassi in genere, ribelle anche ai segni d’interpunzione, le pause della poesia non sono le pause della prosa.
Come scrivo nella prefazione alla mia raccolta Per una strada “La poesia non bisogna semplicemente leggerla, ma sentirla, ascoltarla; non nel senso di ascoltare una recita, ma leggerla con il cuore, interiorizzarla, farla propria, renderla partecipe delle proprie emozioni.
Le sue interpretazioni non si esauriscono in una sola, non sarebbe più poesia, ma della prosa travestita di versi con degli “a capo” dati a caso.
Non è necessaria la metrica e la rima per fare poesia, ma basta un certo accostamento di parole, di frasi e di suoni, aperti alle molteplici interpretazioni; bisogna anche che il poeta metta del suo, anche se in maniera trasfigurata.
Il difficile è saper disporre il tutto in una maniera tale per far sì che, chi legga o ne ascolti una recita, senta la poesia.”.
La poesia è la più profonda forma di comunicazione verbale mai creata dall’uomo per esprimere i più reconditi sentimenti umani, le più profonde emozioni; la poesia riesce a portare allo scoperto l’anima, come scrivo in una mia poesia “l’obliato proprio sé fanciullo”, la poesia è anima che si fa parola. La poesia riesce a far conoscere se stessi, riesce ad interrogarci, riesce a farci riflettere, riesce ad emozionarci, riesce a rendere l’ordinario straordinario, fa sì che l’oggi non si perpetui nello ieri e, in qualche maniera, contribuisce a migliorarci, a renderci più sensibili nei confronti degli altri.
La poesia, infatti, è piacere per gli occhi e per il cuore, qualcosa che ci meraviglia e ci colma d’interesse, che ci spinge a ricercar nuovi lidi, dove far approdare questo nostro inquieto nocchiero che è il nostro cuore.
La poesia si nutre di sogni e il poeta non è solo un cultore di sogni ma, sogna, si emozione e si meraviglia lui stesso; spesso vorrebbe perdersi in quei sogni, ma deve ritornare alla realtà, alla dura realtà, che usa come filtro e come ancora per non annegare.
La poesia si nutre anche di musicalità, di armonia tra le parole, senza necessariamente fare uso della metrica o della rima.
Come ho scritto sopra, la narrativa e la prosa in genere, preferisco leggerla e non scriverla ma, anche nella prosa possiamo trovare poesia. Anzi, la poesia, nella sua accezione più ampia, non è specificatamente legata ai versi ma all’arte in genere, quindi, anche alla musica, sia classica che leggera. La poesia è ciò che si avvicina di più alla musica, citando un mio aforisma, il n. 36, “Penso che la musica sia la forma di espressione umana più alta e superiore a tutte le arti, anche alla poesia. Grazie alla musica, nella sua grandezza e profondità, possiamo arrivare persino ad intuire l’universo”. Ovviamente, mi riferisco alla musica, nella sua grandezza e profondità, non certo a musica da semplice intrattenimento; mi riferisco a musica con la “M” maiuscola. E, citando dalla prefazione al mio Per una strada “La poesia è la forma verbale più profonda che possa esistere, per esprimere i più reconditi sentimenti umani.
Se invece vogliamo parlare di espressione umana in senso generale, la musica per me supera tutte le arti, a patto che sia musica con la “M” maiuscola.
Ecco perché musicare una poesia è qualcosa che supera ogni immaginazione”.
Quanta poesia possiamo scorgere ad esempio in una canzone di Battisti o in un’Opera di Puccini, o in un notturno di Chopin!
O quanta poesia possiamo trovare ad esempio nella Gioconda di Leonardo o nella Pietà di Michelangelo!
La poesia non è mera imitazione della realtà, non è sua fredda riproposizione, come ad esempio l’uso dei vari termini e verbi indecorosi, espedienti fin troppo facili per esprimere rabbia e quant’altro. La poesia è “rappresentazione”, nel senso di interpretazione soggettiva della realtà e, quindi, nel senso di sua ri-creazione e trasfigurazione.
Non si potrà mai dare una definizione definitiva di poesia ma solo innumerevoli interpretazioni, lo stesso verbo “definire” vuole tracciare dei confini ma, la poesia non ha confini, il suo spirito vivrà sempre e la sua voce cavalcherà i millenni.
E Picasso, a proposito della pittura ha scritto: «La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto». Infatti, un poeta non è mai mero cronista di ciò che attentamente osserva, non è mai impersonale messaggero, bensì è interprete soggettivo, che ri-crea, trasforma, trasfigura sogni, storie, emozioni.
E, come scrivo in un altro mio aforisma, il n. 25: «Un poeta non deve mai lasciarsi condizionare dal marketing, dal consumismo o dalle mode del tempo, la sua ispirazione non sarebbe più spontanea e sincera, deve bensì lasciar parlare la propria anima, senza alcun condizionamento». Quindi, nessuno può dirmi di scrivere un romanzo, perché così ci sarebbero più lettori ma, mancherebbe la cosa più importante: l’ispirazione.
(Ultimo aggiornamento: 31/10/2011)
Immagine da: http://www.stemlermihaly.hu/userfiles/image/ars-poetica.jpg

A Santa Maria Maggiore, in Val Vigezzo, provincia di Verbania, vogliono abbattere una pineta secolare di 2000 alberi per far posto ad un campo da golf. Invito tutti , amanti della natura a firmare questa petizione per impedire un ennesimo scempio della natura. Grazie per tutto l’aiuto che vorrete e potrete dare sensibilizzando tante altre persone. E a voi una mia poesia, dedicata agli alberi, dalla mia raccolta Per una strada, sbc edizioni, 2009.
Alberi al vento (3/12/1998)
Verdeggia per l’ampio cielo
la loro chiara aura serena,
svettano violenti
all’immane tempesta;
fermi e piantati rimangono,
mai cedono:
sol l’ampia terra oscura
e gl’infuocati suoi recessi
alfin, li fan recedere.
(Dalla mia raccolta Per una strada, pag. 78, SBC Edizioni, Ravenna, 2009)

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Immagine da: http://www.facebook.com/photo.php?fbid=155881767822176&set=a.155881764488843.39879.155881507822202&type=1
Vi riporto il testo della nota, scritta da Jessica, di Santa Maria Maggiore, che ama molto la sua valle.
“Gli alberi sono le colonne del mondo. Quando tutti gli alberi saranno tagliati, il cielo cadrà sopra di noi.”
Dice un vecchio detto indiano.
Mi sto muovendo, ci stiamo muovendo tutti insieme per cercare di fermare l’ennesimo errore che l’uomo commette senza ragionare verso la Natura e verso, in questo caso, il nostro territorio.
Vorrei avere il potere di valorizzare la Valle Vigezzo per quello che ci offre, non per quello che vogliono togliere e costruire. Vorrei avere i soldi e la possibilità di regalare qualcosa ai giovani, che ogni fine settimana se ne vanno via dalla Valle Vigezzo perché non c’é nessun divertimento, se non i soliti bar.
Abbiamo pensato a molte alternative, che pensiamo siano più interessanti e ragionevoli.
Piscina coperta: coprire la piscina presso la Pineta, in modo che sia utilizzabile durante il periodo scolastico, così, anziché scendere a Domodossola per farsi una nuotata, i ragazzi e i residenti possono tranquillamente restare in Valle Vigezzo. Oppure quando piove in estate e fa caldo, essendo coperta, può comunque essere utilizzata.
Ricostruzione del Capanno dei Pini: rimettere in piedi la discoteca del Capanno dei Pini. Non c’è molto da dire su questo. Ci sarebbe più divertimento per i residenti e porterebbe qualche persona in più in Valle Vigezzo, in tutto il periodo dell’anno.
Biblioteca: avere a disposizione una bella biblioteca, dove chiunque possa andare a leggere o studiare, ritrovarsi con gli amici per fare i compiti insieme.
Internet Point: magari sempre all’interno della biblioteca, un centro con computer e connessione internet per la gente che purtroppo non gode di questo servizio a casa. Sarebbe comodo anche per i ragazzi che vanno a scuola, per ricerche, compiti e tesine.
Sala prove: per chi suona, per chi ama la musica, per chi si riunisce con gli amici per suonare ma non ha lo spazio e il permesso, si potrebbe creare una sala prove, senza dover scendere sempre a Domodossola, avendo problemi con i mezzi e con gli orari.
Pensiamo anche alla gente che lavora fuori dalla Valle Vigezzo, diamo più posti di lavoro!!!
E voi, spendereste tutti quei soldi per un inutile campo da golf?
Causando l’abbattimento di tutti quegli alberi?
Stiamo parlando di un campo da golf che verrà costruito in Pineta, che verrà incentivato dai soldi della regione, che verrà utilizzato in grandi linee per i due mesi estivi (togliendo il fatto che a luglio ha sempre piovuto), dove ne faranno uso poche persone e tutti villeggianti. In inverno sarà ricoperto dalla neve e inutilizzabile fino a marzo, per non parlare dei costi del mantenimento: la rimessa a posto per riaprirlo in stagione, per l’erba che dev’essere sempre in ordine e tagliata sempre (ricordando che il territorio dove verrà costruito è una zona boscosa, dove crescono rovi e felci).
Un campo a 9 buche. Minimo minimo per essere un bel campo da golf deve avere 18 buche, per fare le cose o si fanno bene o non si fanno!
Si lamentano tutti perché i giovani dalla Valle Vigezzo se ne vogliono andare e avete ancora il coraggio di aprire bocca?
Siete voi che ci state allontanando, siete voi che pensate alle vostre tasche, siete voi che state rovinando la Valle Vigezzo.
Jessica, da: http://www.facebook.com/note.php?note_id=158865260857160
Ho accettato la proposta di collaborazione free-lance con una casa editrice, come scopritore di poeti e poetesse meritevoli di pubblicazione e, a questo proposito ho fondato un gruppo su facebbok, che ha superato i 350 membri. Sì, avete capito bene, un libro di poesie con il vostro nome e cognome (eventualmente con il vostro pseudonimo).
Se avete una raccolta in un cassetto (almeno cinquanta poesie), o desiderate pubblicare la vostra prossima raccolta, non esitate a contattarmi tramite la mia mail “marcuccioemanuele@gmail.com”; ad esempio, una poetessa ha pubblicato a novembre 2010 la sua quinta raccolta di poesie, di cui ho scritto la prefazione e, a febbraio 2011 un poeta, nonché membro del suddetto gruppo, ha pubblicato la sua seconda raccolta e, a ottobre 2011 ne è uscita una terza, l’autrice, anche lei membro di questo gruppo, è alla sua prima raccolta, il titolo è Petali d’acciaio e ne ho scritto la prefazione.
Eseguirò una prima selezione dei testi che mi invierete e, solo in caso di valutazione positiva, farò leggere i testi alla direttrice di collana, però, solo all’editore spetterà l’ultima parola.
Proprio perché potrebbe esserci una selezione, consiglio che le poesie siano poco più di cinquanta o, poco più di trenta, però, pubblichereste in una raccolta a due autori.
Le poesie inviate per una eventuale pubblicazione devono essere assolutamente inedite, cioè mai stampate in libri dotati di codice ISBN; quanto detto non vale se il libro è privo di ISBN, come spesso succede nelle antologie di concorsi.
Nel caso in cui vogliate lo stesso pubblicarle, anche se già edite, documentatevi se avete firmato qualcosa e/o se il contratto editoriale è scaduto.
Solo in questo caso possiamo inserire quei testi in un’opera edita ed è comunque consigliabile menzionare la fonte
Inviate la vostra possibile raccolta di poesie (solo in lingua italiana, non in vernacolo) in un file word A5, esclusivamente con estensione (.doc), non (.docx), non (.pdf), con carattere “Times New Roman” e mettete “12” come dimensione, separate le poesie, non inseritene due nella stessa pagina (pagina intesa come facciata); mettete in grassetto il titolo di ogni poesia e, chiamate il file “Poesie di” facendo seguire il vostro nome e cognome (es. “Poesie di Mario Rossi.doc”), con il nome dell’Autore e il titolo della raccolta poetica sulla prima pagina del file. Al momento dell’invio della raccolta non ci occorrono i dati dell’Autore, questi verranno richiesti successivamente dalla casa editrice.
Eventualmente inserite anche un vostro curriculum letterario.
Consigliamo caldamente la lettura di questa guida alla redazione, per adeguare il vostro file agli standard editoriali.
Una preghiera: non inserite volgarità o scurrilità in genere e tanto meno offese al sentimento religioso di qualsiasi fede nelle vostre poesie, personalmente la reputo una violenza alla poesia stessa e la direttrice di collana le scarterebbe sicuramente, grazie per la collaborazione.
Cosa importantissima, non vi sarà richiesto alcun contributo obbligatorio, anche consistente in acquisto copie.
La distribuzione non sarà affidata a “distributori professionisti”, ma avverrà direttamente con le librerie, sia online, sia su ordinazione presso quelle tradizionali.
Ci sono poi ulteriori vantaggi che non vi sto qui ad elencare ma, sarò lieto di illustrare a tutti i possibili autori interessati.
Non chiediamo alcun contributo minimo per la stampa, promettiamo pubblicità e visibilità su canali online, fiere e librerie, ma anche l’autore dovrà fare la sua parte nella promozione, online e con eventuali librerie della sua città.
Io ho già pubblicato la mia raccolta di poesie con un’altra casa editrice e, ho in cantiere un secondo libro, un dramma epico in cinque atti, ambientato nella meravigliosa Islanda, non siete curiosi?
Se sì, andate qui, su questa nota introduttiva.
E anche una seconda raccolta di poesie che intitolerò Anima di poesia.
Quindi, perché non dare la possibilità ad altri autori meritevoli di pubblicare le loro poesie?
Ecco perché ho accettato una tale proposta, principalmente per quest’ultimo motivo!
Ovviamente, non mi baserò sul mio stile personale di scrittura per valutare le poesie, però, la poesia ci deve essere e al di là di qualsiasi stile (rima, uso di segni d’interpunzione o meno, ecc…).
(Ultimo aggiornamento, 8/2/2012)
Sono nato a Palermo, dove vivo, nel 1974; ho conseguito la maturità classica nel 1994, scrivo poesie dal 1990, ventidue sono state pubblicate nell’agosto del 2000, presso l’Editrice Nuovi Autori di Milano, nel volume antologico di poesie e brevi racconti Spiragli 47.
Nel 2003 ho ricevuto una menzione d’onore al concorso internazionale di narrativa, pittura e poesia “Città di Salerno”, organizzato dall’associazione culturale “La Tavolozza”, per la lirica “Dolce sogno”, già edita in “Spiragli 47″ e ripubblicata nel 2009, nella mia raccolta Per una strada.
Nel 2007 una mia poesia, già edita in Spiragli 47, è stata pubblicata nella rivista internazionale Poeti e poesia, diretta da Elio Pecora, della casa editrice Pagine di Roma.
Ho anche tradotto in inglese quattro mie poesie, tra cui una su suggerimento di una poetessa inglese esordiente, tra cui, una è stata pubblicata in America nel 2008, dalla Howard Ely Editor (Owings Mills, Maryland, USA), nella raccolta antologica Collected Whispers ed anche su CD, dal titolo The sound of Poetry, però, non sono io a leggere la mia poesia che ho tradotto in inglese.
Che ironia!
La versione in inglese di una mia poesia è stata pubblicata prima della sua versione originale in italiano.
Potrete leggerle anche in questo sito americano.
Un’altra mia poesia Palermo è stata pubblicata nell’agenda 2009 Le pagine del poeta – Pablo Neruda, sempre dalla casa editrice Pagine di Roma.
Il 26 marzo 2009 sono state pubblicate tutte le mie poesie, solo quelle scritte dal 1990 al 2006 (poiché alla firma del contratto non avevo ancora scritto quelle del 2008 e del 2009), in un volume che ho intitolato Per una strada (1990 – 2006), dalla SBC Edizioni, di Ravenna, nella collana Il verso giusto.
Sul sito e in questo link potrete leggere un’antologia delle 109 pubblicate in Per una strada.
Leggete l’intervista che ho rilasciato sul sito libriescrittori.com nell’imminente uscita di Per una strada e pubblicata anche qui, su un forum letterario, con l’aggiunta di altre domande.
Nel giugno 2009 due mie poesie inedite sono state pubblicate nel volume antologico di poesie e brevi racconti Poesia e Vita, Rupe Mutevole Edizioni; cinquanta autori insieme per aiutare il piccolo Emanuele Lo Bue, che da anni versa in uno stato di coma neurovegetativo. Lodevole iniziativa di beneficenza organizzata dalla poetessa Gioia Lomasti, per conto della casa editrice Rupe Mutevole di Bedonia (Pr). A questo proposito, leggete qui l’intervista che ho rivolto proprio a Gioia Lomasti.
Giovedì 5 novembre 2009, alle 18,00, presso la libreria “Diffusione cultura” di Sesto San Giovanni (Mi) si è tenuta la prima presentazione del mio libro Per una strada, SBC Edizioni, Ravenna, 2009.
In questi link potrete vedere il video della presentazione, diviso in tre parti:
Prima Parte
Seconda Parte
Terza Parte
E, lo potrete vedere anche qui, sul sito.
Si parla di me e del mio libro anche sulla web-tv Artetremila.
Cliccate in basso sui video “Poesie” e “Romanzi”.
Di seguito potrete leggere le recensioni al mio libro Per una strada:
aphorism.it
librierecensioni.com
ilrecensore.com
recensionelibro.it
E, qui ci sono proprio io a parlarvi del mio libro.
Potete ascoltarmi e leggermi su questo bello e interessante sito.
Un’altra mia poesia edita è stata pubblicata nell’agenda 2010 Le pagine del poeta – Mario Luzi, sempre dalla casa editrice Pagine di Roma.
Nel marzo 2010 sono state pubblicate tre mie recenti e inedite poesie, successive alla stesura di Per una strada, nell’antologia poetica Demokratika, Limina Mentis Editore di Villasanta (MB).
Leggete l’intervista che questo sito letterario ha organizzato per la giornata mondiale della poesia 2010, a cui ho partecipato anch’io.
Mi trovate anche sul social network “facebook” con la mia pagina fan, che ha superato i seicento membri e sul gruppo Per una strada.
Sempre su “facebook”, la notte del 2 gennaio 2010, ho fondato un gruppo di poesia, che ha superato i novecento membri, proprio ispirandomi a un mio aforisma, il n. 30 degli attuali ottantaquattro.
Leggete il breve saggio critico che, il critico letterario Luciano Domenighini ha voluto donare al mio Per una strada.
Per la mia poesia “Là, dove il mare…” da Per una strada, mi è stata assegnata una menzione d’onore nella sezione B (poesia singola sperimentale ispirata al tema “il mare nel conscio ed il mare dell’inconscio”) al “I° premio internazionale d’arte Europclub Messina – Taormina 2010“, che si è tenuto a Taormina dal 5 all’8 luglio 2010.
In questa pagina potrete leggermi nella sez. B e, qui potrete leggere la poesia.
E qui potrete vedere il video che a novembre 2010 Alessio Patti, un amico poeta di Catania, ne ha voluto creare, a cui va il mio grandissimo ringraziamento per questo graditissimo dono. Troverete anche la sua traduzione in lingua poetica siciliana.
Proprio dopo la lettura e recita ad alta voce di questa magistrale traduzione ho scritto la mia prima poesia in lingua siciliana “Munnu crudili“, che ho subito dedicato allo stesso Alessio Patti e pubblicata, dopo neanche cinque mesi (aprile 2011), in un’antologia di autori vari di poesie in lingua siciliana.
Il 9 giugno 2010 ho accettato la proposta di una casa editrice come collaboratore editoriale esterno per la scoperta di nuovi talenti poetici e, proprio a tale scopo ho fondato questo gruppo su facebook, tra giugno 2010 e luglio 2011 ho presentato tre autori, riuscendo così a far pubblicare tre libri di poesie; anzi, da febbraio 2011, il secondo autore da me presentato lo hanno voluto anche come collaboratore editoriale esterno. Dal 28/3/2011 sono consigliere onorario del sito “poesiaevita.com”, che promuove anche una sezione editoriale ospitante le collane editoriali di opere da me curate.
Un’associazione artistica e culturale della mia città mi ha chiamato come responsabile poesia, incarico che ricopro dal 13/7/2010. Ho terminato di scrivere anche il bando del concorso internazionale di poesia, organizzato da questa associazione, in questa pagina del sito ufficiale dell’associazione tutti gli interessati potranno scaricarlo, leggerlo e decidere se partecipare.
Dal 23/3/2011 mi è stato affidato l’incarico di direttore artistico – culturale della stessa associazione.
Nel maggio 2011 sono state pubblicate due mie recenti e inedite poesie, successive alla stesura di Per una strada, nell’antologia poetica di autori vari Frammenti ossei, Limina Mentis Editore, Villasanta (MB).
Dal 1991 ho scritto anche ottantatré aforismi (massime, pensieri), tuttora inediti tranne quattro pubblicati a dicembre 2010 nell’Antologia del premio internazionale per l’aforisma Torino in Sintesi, edita dalle Edizioni Joker. Ho scritto vari pensieri di argomento spirituale e poesie di argomento religioso tuttora inediti. Sempre a dicembre 2010 una mia poesia inedita (ispiratami dall’immagine di copertina del mio Per una strada) viene pubblicata nell’agenda 2011 Le pagine del poeta – Giovanni Pascoli, edita da Editrice Pagine di Roma.
Sempre e, a partire da dicembre 2010, due mie poesie da Per una strada sono pubblicate sulla web-magazine ilmiogiornale, per la rubrica “L’angolo della poesia”.
Ad aprile 2011 un’altra poesia da Per una strada è pubblicata sulla web-magazine mensile di poesia, arte e letteratura “Montparnasse Café”, a pag. 46.
A maggio 2011 un’altra poesia da Per una strada è pubblicata sulla web-magazine mensile “Montparnasse Café”, a pag. 60.
Da agosto 2011, indipendentemente dalla casa editrice e, su suggerimento della poetessa Gioia Lomasti, per il blog Vetrina delle Emozioni, ho deciso di intervistare gli autori dei libri di poesie, pubblicati a mia cura.
Finora ho intervistato otto autori, anche inediti, tra cui il critico letterario e poeta Luciano Domenighini, già autore dell’inedito e breve saggio critico al mio Per una strada. Qui potrete leggere una recentissima intervista da me rilasciata per lo stesso blog, la più completa finora, condivisa e apprezzata da più di 500 profili facebook.
Da ottobre 2011 sono direttore editoriale dello stesso blog, che è diventata anche una piccola agenzia di promozione artisti.
Dal 1990 sto scrivendo anche un dramma epico, ambientato nella meravigliosa Islanda, al tempo della sua colonizzazione, di argomento storico-fantastico; nel giugno del 2000 ho terminato di scrivere il quarto atto e, solo il primo atto, proemio compreso, si estende per ben 725 versi. Mi manca di terminare di scrivere il quinto e conclusivo atto (solo il 7/6/2010 ne ho scritto la trama) e, pensate, un caro amico compositore ha deciso di scrivere le musiche di scena per questo mio poema.
In questa pagina del mio sito potrete leggere un’introduzione al mio dramma.
E qui potrete leggere una recente intervista, rilasciata al Romantic Museum il 28/3/2011, a proposito del mio dramma, il mio futuro esordio drammaturgico.
Ad ottobre 2011, il giovane critico letterario Lorenzo Spurio si offre di scrivere la prefazione per il mio dramma epico, offrendosi altresì di farlo pubblicare in un unico volume, entro il 2012. Collaboro al suo blog di letteratura e cultura dal luglio 2011.
Per la poesia “Desiderio improvviso” dalla mia raccolta Per una strada, SBC Edizioni, 2009, ricevo il riconoscimento spontaneo Perle Poetiche dall’Associazione Teatro-Cultura Beniamino Joppolo di Patti (Messina).
Su suggerimento del filologo germanista, Dario Giansanti, nonché direttore e fondatore del progetto “Bifröst”, decido di apportare alcune modifiche al mio dramma epico.
Dal dicembre 2011 sono collaboratore della web-magazine Euterpe, diretta da Lorenzo Spurio.
Cliccando su questo link potrete scaricare una versione ampliata nel formato pdf di questa bio-bibliografia, apribile con il programma Adobe Reader (scaricabile gratuitamente dal sito di Adobe facendo clic qui).
(Ultimo aggiornamento: 25/1/2012)