Cenni critici sull’autore

Hanno scritto su di me, tra gli altri: Stefano Baldinu (poeta) [Ingólf Arnarson] «Misurarsi con un’opera destinata al teatro non è mai semplice, tanto più se questa è scritta in versi, ma proprio la compattezza stilistica del verso libero, che non rischia mai di sconfinare nella prosa lirica, utilizzato da Marcuccio, consente all’Ingólf Arnarson di presentarsi al lettore come un prodotto letterario curato nei minimi dettagli, di pregevole fattura, che si legge e sa farsi leggere. Di grande effetto la chiusa dove l’amore dei protagonisti si innalza fino alla Divina Provvidenza che pare restituirlo irrorando la terra di pace»; Bartolomeo Bellanova (critico letterario, poeta) [Visione] «Prevalgono la ricerca della classicità, la compostezza, l’intimità dei sentimenti, prosciugati in versi minimi fino all’eliminazione di ogni segno d’interpunzione»; Lucia Bonanni (critico letterario, poetessa) [Pensieri Minimi e Massime] «Secondo il suo pensiero, come ben enuncia nell’aforisma diciotto della silloge a pagina dieci, la cultura non è semplice erudizione, bensì un’entità viva e vibrante, generata dalla riflessione e da buoni lettori. La parola “cultura” contiene tutto ciò che si può coltivare e raccogliere e i buoni libri sono i suoi frutti più dolci e nutrienti. Infatti, “Nelle arti, come nella vita, se c’è spontaneità, c’è anche personalità” e negli scritti di M. la spontaneità è frutto dell’ispirazione mentre la sua personalità umana e artistica deriva dall’educazione ricevuta, un dettato etico che sempre mira alla speranza, “[…] alla gioia, alla concordia e alla pace” così come si evince dall’aforisma numero sette a pagina otto, sia da un’ampia conoscenza che non è “sterile costruzione”, ma un sapere interiorizzato e lungimirante che riesce a dare “[…] voce ai sogni dell’umanità, ai suoi dolori, alle sue speranze [per] immergersi in un mondo lontano ma allo stesso tempo vicino ai nostri sogni, alle nostre speranze, ai nostri dolori”»; (Lucia Bonanni, “«Pensieri Minimi e Massime» e altri aforismi di Emanuele Marcuccio. Una lettura”, “Academia.edu”, 2017, www.academia.edu/34969558); «La sua ispirazione poetica è “un’ispirazione drammatizzata” in cui egli si apre agli stimoli che gli giungono dall’esterno come ai luoghi della mente e alle nebulose che avvolgono la memoria e il ricordo, regalando sempre felicità al lettore. Il suo lavoro è imperniato sul voler capire fino in fondo i segreti che una strada, la gente, un albero, il mare, il sole, le navi, le case, gli amici e tutte le vicende umane possono trasmettere e rivelare così immediatezza di scrittura e la responsabilità verso l’attitudine dello scrivere. […] Con i suoi scritti offre senso di appartenenza, incuriosisce, si traspone nell’altro e fa vivere speranze in un modo ricco e profondo. Come afferma Mallarmè “Ogni cosa nel mondo esiste per essere inclusa in un libro” e M. nei suoi libri, oltre a se stesso, include l’Umanità intera. E parla della forza immaginaria di un’anima racchiusa dentro una cornice di versi. “[L]impida meraviglia / di un delirante fermento” e come Ungaretti anche M. scava nel proprio silenzio per trovare la parola giusta e affinare il verso» – (in: Lucia Bonanni, “L’Anima di Poesia di Emanuele Marcuccio, dolce poeta. Lettura del suo mondo poetico, partendo dall’analisi della silloge, Anima di Poesia, in AA.VV., Rassegna Storiografica Decennale. IV, Limina Mentis, 2018); [Ingólf Arnarson] «[I]n un’opera teatrale quando è il momento giusto per alzare il sipario? A quale scena affidare il punto d’attacco? […] Quello che delinea M. nel suo dramma in versi, è un valido e imponente punto d’attacco che fin dall’inizio lascia intendere che la tensione sviluppata dai personaggi è in grado di adombrare il conflitto, dato che la posta in gioco che si annuncia è un qualcosa di non confutabile, vero e vitale. […] I personaggi scelti e descritti da M., sono orchestrati nel loro profilo tridimensionale, commisurati al movimento e forti nell’agire, calati nella categoria di appartenenza e capaci di evolversi fino alla giusta conclusione; il protagonista possiede la medesima forza dell’antagonista e le varie personalità in conflitto giungono sempre allo scontro»; (Lucia Bonanni, «“Postfazione. Una introduzione alla drammaturgia dell’Ingólf Arnarson” a Emanuele Marcuccio, Ingólf Arnarson. Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti, Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017, p. 165); «Il dramma in versi di M. trasporta il lettore in un Eden letterario dove la dimensione atemporale della scrittura fa emergere la nobiltà d’animo dell’autore. Anche nelle scene più cruente, drammatiche e talvolta meno erudite si palesa quella dolcezza di fondo che mitiga l’asprezza della parola e dona la poiesi sperata. Le belle descrizioni dei paesaggi, della flora e della fauna nonché la stilizzazione dei personaggi sono opera magistrale di un orafo che cesella la chiarità di ogni singolo verso nel ‘modo epico’ dell’intreccio narrativo. Straordinaria la chiusa col dono dell’Amore che fluisce a irrorare di nuovo le anime di grazia divina»; [Dipthycha 2] «[I]l progetto di “Dipthycha”, ideato e curato da Emanuele Marcuccio, poeta e aforista, […] dà vita a dittici a due voci, grazie anche alla poetessa Silvia Calzolari, musa ispiratrice del componimento “Telepresenza” e successivamente del primo dittico a due voci realizzato nel maggio 2010. […] I nuclei tematici, formanti ciascuno dei dittici, oltre alla vasta gamma di sentimenti, sono rintracciabili nelle corrispondenze empatiche, le dediche ai poeti, la passione intellettuale e in quella amorosa, la violenza di genere sulla donna, la Natura nelle sue molteplici accezioni, le valenze simboliche dello specchio, del filo, del mare, della luna, per non dimenticare i genocidi e le guerre, nonché il richiamo ai classici. […] Così il mare, il sole, la luna e non ultimo lo specchio, sono esplorazione simbolica del mondo primitivo in cui il μύθος (mythos) apre l’orizzonte dove qualcosa è. “Senza mito non c’è poesia e senza poesia non c’è chiarificazione del fondo oscuro della psiche” (C. Pavese, Dialoghi con Leucò, prefazione) […] Il ricordo, la malinconia, la calura estiva quale trasposizione dell’ansia di vivere, i pensieri vaganti nella mente, l’origine del mondo nel momento del Big Bang e anche l’origine della vita nel momento della fusione dei gameti, ma anche il dolore, descritto in toni velati»; [Dipthycha 3] «“Il poeta è l’uomo che vive di coraggio” scrive Salvatore Quasimodo e il coraggio dimostrato da Marcuccio si identifica con l’amore incondizionato che egli dimostra verso la poesia. Forte di una robusta preparazione culturale e dotato di grande onestà morale e intellettuale e animo disposto al bene e all’accoglienza, al pari di un “incantato pigmalione” e “grande demiurgo” Marcuccio individua e crea legami empatici, portando in superficie realtà inattese di “umanosentire”. A me che abito in terre medicee piace nominare Marcuccio quale Magnifico poeta, un mecenate che ama circondarsi di artisti per allacciare affinità elettive e donare soffi di anima a chi, come lui, ha fatto delle Lettere ragione di vita»; Luigi Pio Carmina (scrittore, poeta, critico-recensionista) [Per una strada] «In questi versi ho notato un gioco di luci e di ombre, i colori come fossero illusioni, come se si vedessero appena, per poi riapparire e quasi abbacinare con il riverbero dell’assonanza. Vengono tratteggiati ad arte i lineamenti delle sensazioni dell’autore stesso e del lettore. È presente un continuo ritorno al classicismo, intriso di candide forme verbali»; Marzia Carocci (critico letterario, poetessa, scrittrice) [Per una strada] «La poetica di M. riflette lo stato d’animo di chi attentamente osserva il mondo da un’ottica ad ampio spettro; egli non si limita all’osservazione, ma cerca dentro ogni espressione della natura, degli eventi, degli elementi stessi, il nucleo dell’essenza ed avvalorare quelle situazioni, emozioni, stati d’animo che la vita ogni giorno ci offre con il bene e il male. Poesie ricche di metafore dove la figura e l’immaginario perdono quella staticità e stasi, trasformandosi in movimento e in scenari di vita»; [Pensieri Minimi e Massime] «Gli aforismi di questo poeta ci portano in un caleidoscopio di riflessi, per lo più rivolti all’importanza della poesia, attraverso le considerazioni che questa forma letteraria impone con musicalità, sentimento e stile […]. Il protagonista principale di questo viaggio, resta comunque la poesia, regina indiscussa di emozione e sentimento e il senso di questa, che M., esalta attraverso la parola»; [Dipthycha] «Un’Antologia diversa da quelle che siamo abituati a sfogliare perché ricca di grande interpretazione letteraria di ogni autore che ne fa parte. Poesie che hanno l’essenza nella parola, usata spesso anche attraverso neologismi che danno forza al verso oltre che a un profondo segno di modernità letteraria e quindi di una costruzione di ricerca terminologica e di impatto emotivo/visivo ben colto dal lettore. Ogni autore porta in superficie la propria introspezione attraverso idiomi che hanno già in sé l’espressione del detto fra quella ricerca interiore e l’evocazione dell’essere in quanto umano e fragile creatura»; Sandra Carresi (scrittrice, poetessa) «È di grande conforto conoscere l’esistenza di personaggi facenti parte del genere umano, chiamati – poeti – ancora capaci di possedere quella scintilla creativa che fa emozionare noi stessi e la Vita»; Rosa Cassese (poetessa, scrittrice, docente di lingua e letteratura italiana) [Per una strada] «[L]o stile, sempre puntuale, denso di metafore, allusioni, prolusioni, che spingono a raffrontare e meditare. Spesso sembrano schizzi di un pittore ma sono “pensieri sparsi”, atti a dare il senso della brevitas e della concinnitas, con uno stile asciutto, privo di fronzoli e orpelli, essenziale ed estremamente lirico-filosofico. […] Le sue poesie si distinguono per la ricercatezza, pur nella semplicità e nell’eleganza dell’esposizione. Il verso non è sottoposto ad alcuna regola stilistica, è libero ma, nel suo “incidere” (sì, il verso crea quasi un’incisione) denota complessità, creatività e movimento; uno scorrere di parole senza mortificarle in strutture metriche, un libero fluire del suo pensiero, molto prolifico che, solo una mente artistica può creare, tanto da poterlo paragonare, con una certa riserva, al grande Leopardi, suo ispiratore»; [Pensieri Minimi e Massime] «Sono ottantotto pensieri da leggere soffermandosi, anche senza un ordine logico ma con un ordine preferenziale o mentale del lettore, per assaporare le riflessioni di un grande poeta-scrittore, per entrare in sintonia col suo animo e condividerne l’umana esperienza di vita e di artista»; [Ingólf Arnarson] «Nel suo dramma epico in versi liberi Ingólf Arnarson, l’autore [d]imostra una mente prolifica, capace di concatenare fatti di guerra, eventi lieti o amorosi, scontri anche cruenti, con una capacità tale da avvincere il lettore, nonostante la difficoltà del “gustare” l’epica drammatica. […] Un ottimo libro da proporre come lettura scolastica per forgiare le menti, facendole appassionare alla cultura e al gusto del verso fluente e savio»; Pierangela Castagnetta (poetessa) [Per una strada] «La metrica utilizzata dall’autore è varia poiché il suo poetare è libero, non segue regole se non quelle della musicalità dettata dall’anima e dal pensiero, dalla parola che, unita al pensiero, diventa suono e che – grazie all’inchiostro – si poggia su bianche pagine dando libero sfogo a quel filo nero o blu che inizia a scorrere»; Giorgia Catalano (poetessa, critico-recensionista) [Per una strada] «È proprio “Per una strada”, per una strada senza fronde – come recita il nostro autore – (e quindi, senza la possibilità di ripararsi, almeno in parte, dalle intemperie) che noi siamo tenuti a camminare per affrontare la vita. Questo, soltanto uno dei temi trattati da M. in questa sua prima silloge poetica che ritrae molto bene – attraverso metafore e immagini nitide rese forti, molto spesso, dall’uso di un linguaggio prevalentemente “classico” – la fragilità umana e quelle paure che accompagnano, seppure in modo diverso, ogni età. […] È ottimo osservatore della realtà che lo circonda e, come è proprio di un vero poeta dall’acuta sensibilità, respira ogni sfumatura, ogni attimo, ogni piccolo dettaglio di ciò che vive, di ciò che vede»; [Pensieri Minimi e Massime] «Come le onde di un mare vivace, i pensieri di M. approdano sulle spiagge delle nostre menti, inducendoci con dolcezza a meravigliarci delle sue riflessioni. La Poesia, intima amica e compagna di avventure, ha, in questa opera, un ruolo rilevante. L’Autore cerca di spiegare al lettore, attraverso le sensazioni di un poeta di razza quale lui è, che cosa succede nel cuore e nella mente di chi coglie a piene mani l’essenza della vita in ogni sua sfumatura, diventando ispirazione profonda e, quindi, Poesia. […] Meticoloso e appassionato, M., in chiusura del suo testo, narra l’origine della Poesia, fornendoci elementi che fanno anche storia, oltre che cultura»; [Ingólf Arnarson] «Ogni scena descritta è un richiamo visivo che accompagna il lettore ad immaginare un palcoscenico su cui i protagonisti dell’opera si alternano con i propri sentimenti, paure, insicurezze; sempre, però, con la forza descrittiva, impressa dal nostro autore. Ogni personaggio, infatti, è caratterizzato da un determinante e forte senso di identità, da un carattere ben preciso che contribuisce a creare, intorno al lettore, l’atmosfera giusta che gli consente, idealmente, di vivere, in prima persona, questa storia»; [Dipthycha] «Emanuele Marcuccio, […] ideatore di questa non solita antologia – come egli stesso ama definirla – ha raccolto in questo volume […] ventuno dittici poetici, per un totale di quarantadue diverse ispirazioni. Accomunate tra loro da uno stesso tema, abbracciano la Poesia nella sua accezione più estesa e più nobile. Si parla di sentimenti, di stagioni, di sguardi introspettivi rivolti verso la società, la guerra, di eventi a volte anche non piacevoli, […] per mezzo di linguaggi diversi e diverse espressioni, attraverso il vissuto interiore – e non soltanto – dei singoli autori. Riuniti in un’unica stretta di mano, i poeti, tutti, hanno elevato una voce corale, collettiva, rivolgendola a coloro che si nutrono di emozioni e che non potranno non ritrovarsi tra i versi indelebili racchiusi in questo scrigno prezioso»; Ilaria Celestini (critico letterario, scrittrice, poetessa) [Anima di Poesia] «Anima di poesia, ovvero la poesia che si fa cuore pulsante della nostra anima di creature assetate d’infinito: […] la dignità delle parole, sempre composte, curate, limate finemente e cesellate, a rispecchiare una dignità dell’animo che riesce a contenersi, mentre il cuore vorrebbe urlare; l’eleganza dei giochi verbali; il gusto per la composizione acrostica; le similitudini piane e limpide, eppure sapienti: questi sono solo alcuni tra i più marcati tratti dell’usus scribendi di questo poeta. […] Una raccolta preziosa, nella sua semplicità solo apparente, che da ogni piccolo frammento di realtà, tende a dilatarsi verso infiniti orizzonti, in modo lieve e discreto, e al tempo stesso potente, tratteggiando scenari tra passato e presente, con la grazia elegante di una voluta di Bach»; Matteo Chiavarone (critico letterario, poeta) [Per una strada] «[S]i alternano istantanee immaginifiche di un forte e intimo lirismo ed evocazioni di autori del presente e del passato, personaggi storici e dell’universo mitico-letterario. Ombre o fantasmi che appaiono come elementi poetici, numi tutelari, universi paralleli e opposti che ora attraggono, ora ispirano, ora si sovrappongono»; Antonio Colosimo (scrittore, critico-recensionista) [Pensieri Minimi e Massime] «Aprendo a caso la raccolta di aforismi del nostro Autore, ciò che più colpisce è lo svelamento dell’interiorità di un poeta sensibile proteso a esaminare, con occhio critico ma benevolo, tutte le sfaccettature dell’animo umano. […] L’autore cerca di indagare da dove proviene quel lampo della mente e del cuore che poi, espresso a parole si trasforma in versi e s’indirizza ad altre anime e cuori pronti ad accoglierli con identica passione, assimilando e facendo proprie immagini e metafore, con l’unico scopo di godere del prezioso frutto della condivisione tra anime elette»; Maria Grazia Compagnini (docente di lingua e letteratura italiana) «Ho sempre definito Emanuele Marcuccio “il poeta dell’anima”. Nelle sue poesie traspare la sua anima e si avverte subito la sua grande sensibilità. Le sue poesie arrivano direttamente al cuore e noi lettori percepiamo tutte le sue emozioni e sensazioni. […] Definirei Emanuele Marcuccio un poeta di altri tempi e nello stesso momento attuale ai giorni nostri»; Alessandro D’Angelo (critico letterario, critico d’arte, poeta, scrittore) «[S]in dai primi versi della poesia di Emanuele Marcuccio emerge, come un sole all’alba, la sua profondità di pensiero, nascosta dietro un brillante poetare. L’essenza del suo messaggio si nasconde fra i meandri delle veloci comparizioni di pensieri espressi e taciuti, ora rimasti nascosti, ora rivelati attraverso l’espressione di sentimenti esplosivi come la luce creata dalle stelle in una limpida notte d’estate»; [Dipthycha] «Dall’opera Dipthycha si percepisce, come al di là del soggettivo e dell’oggettivo, esiste l’Essere come cosa “Una” ed “Eterna” che, in continuo divenire, permette ad alcune persone di esprimere una precisa e consona realtà adatta allo stato sociale di quel preciso periodo storico. Con il suo poetare, l’artista ci insegna a riconoscere quella parte della realtà che altrimenti rimarrebbe ottenebrata e piena di ombre e di ambiguità»; Teocleziano Degli Ugonotti (poeta) [Ingólf Arnarson] «Desiderio di conquista, avidità di possesso, riscatto della gloria, la purezza di un amore, la conversione a Dio: elementi brillantemente dosati nel singolare dramma epico del poeta e drammaturgo Emanuele Marcuccio. Seppur ambientato nelle disperse terre ghiacciate islandesi in tempi ancestrali, i personaggi sono animati da stati d’animo roventi, audaci, per l’impeto e la forza che caratterizza le ‘Epiche’ gesta delle genti del Nord Europa. La musicalità del verso libero, il dettaglio delle ambientazioni, la rapidità dell’avvicendarsi delle situazioni, la rendono un’opera magistrale e fortemente teatrale»; Teresa De Salvatore (scrittrice, poetessa) [Ingólf Arnarson] «La mia sorpresa e il mio apprezzamento vanno alla scrittura: è stato sorprendentemente meraviglioso leggere un genere letterario tanto impegnativo – scritto con grande competenza – con il gusto, la scorrevolezza e il coinvolgimento con cui si legge una fiaba. Il genio poetico dell’autore ha compiuto un miracolo»; Natalia Di Bartolo (scrittrice, critico letterario, critico d’arte, musicologo) [Pensieri minimi e massime] «Leggere un libro è sempre opera di scoperta e d’indagine, non solo nei confronti dei contenuti espressi dall’autore, ma anche nei confronti di se stessi. […] Il Marcuccio conduce il lettore tra le pagine di questa breve raccolta proprio con i pensieri che più lo rappresentano, che maggiormente danno l’idea della sua condizione di poeta che, pur nella sede specifica non poetando, sa trasmettere anche in tale contesto la profondità del proprio sentire, per se stesso e per chi legga»; [Dipthycha] «Credo che il lampo dell’intuizione nel creare un connubio, mai un confronto, tra poeti e modi diversi di poetare su temi svariati, ma visti ed affrontati in dittico, quasi come “allo specchio”, sia la base fondante di “Dipthycha”, antologia poetica ideata e realizzata da Emanuele Marcuccio con l’apporto di altri autori. La silloge, del tutto particolare nella sua originalità, non solo evoca tramite l’indovinata iconografia editoriale il fascinoso mondo dell’antica Grecia, madre ancestrale della Poesia, ma è anche capace di creare un accostamento “pacifico” e produttivo tra personalissime, eppure in taluni casi combacianti, poetiche di diversi autori contemporanei»; Rosalba Di Vona (poetessa, scrittrice) [Per una strada] «Emanuele Marcuccio è autore che entra nel cuore della poesia con tutta la sua cocciuta passione, trattandola con delicatezza e con altrettanta fermezza, la cultura classica fa da corollario alle emozioni che sa trasporre nelle sue liriche e che ne sono il vero caposaldo. Far parlare l’anima come fa lui, con entusiasmo spontaneo e sincero e con abilità consumata è per pochi, è per chi della parola è padrone e delle emozioni il suddito fedele»; Luciano Domenighini (critico letterario, poeta) [Per una strada] «[U]na versificazione originale, con vaghe reminiscenze leopardiane, ma sostanzialmente libera e spontanea, sostenuta da una musicalità sicura, avulsa da urgenze metriche, eppure talora realizzata in strutture metrico-retoriche complesse e raffinate. […] Nella pressoché assoluta libertà di impiego di moduli stilistici e soluzioni lessicali, nel lasciarsi guidare dall’ispirazione e dallo spontaneo sgorgare della parola poetica; nel tendere l’orecchio insomma alla musicalità del verso come spontaneamente gli proviene dal cuore e dalla mente, e nel saperla tradurre in versi limpidi e carichi di emozione, sta la caratteristica principale di questo poeta, per conoscere il quale la raccolta Per una strada, opera prima, pur nella sua varietà stilistica e nella inevitabile impronta esperitiva, rappresenta una fonte preziosa ed esauriente» (in: Luciano Domenighini, “Emanuele Marcuccio, Per una strada”, in AA.VV., L’arrivista. Quaderni democratici (anno I, Nr. 3), Limina Mentis, 2011); [Ingólf Arnarson] «Un empito epico continuo, inesausto, sostiene questo dramma antico. […] L’epos, s’intende, è quello marinaro e guerresco, immediato e violento, cruento e rutilante, che canta i sentimenti umani interi e primordiali: l’ansia di vittoria, l’ebbrezza della conquista, l’amarezza della sconfitta, l’irresistibile trasporto amoroso, l’odio inestinguibile, la sete di vendetta. In questa “Iliade dei fiordi”, agisce pur tuttavia un destino benigno, una luce d’amore, che si configura come una sorta di provvidenza precristiana tesa alla redenzione, alla catarsi rifondante»; [Dipthycha] «L’idea di Emanuele Marcuccio, in Dipthycha, di convocare e adunare dodici poeti che lo accompagnino in altrettante liriche a tema, è originale, stimolante, e ha il potere di infrangere in qualche modo l’involucro di solitudine che imprigiona ogni singolo artista e di farlo partecipe di un’esperienza condivisa in una inedita, corale, festosa esperienza poetica»; Anna Maria Folchini Stabile (scrittrice, poetessa) [Per una strada] «Nel corso di circa quindici anni il Poeta si sofferma sui temi caldi che percorrono la vita di quegli anni e registra gli avvenimenti accompagnandoli col grido civile del dolore, del rammarico, dell’afflizione. Così documenta la Strage di Capaci, la guerra di Bosnia, le vicende d’Albania, il dramma di chi fugge da terre devastate dall’odio e dalla guerra in cerca di salvezza, di futuro e di pace. Il nostro Autore registra gli avvenimenti nella sua coscienza di uomo e si lascia commuovere dalle vicende di cui è testimone: immerso nella storia, supera il momento della cronaca e diventa presente e responsabile»; [Pensieri Minimi e Massime] «La visione che M. ha della vita […] non è leggera, facile, semplice. Le sue aspettative nei confronti di uno Stato fastidioso e tiranno sono deluse, ma lo conforta l’idea di potersi perdere nell’arte e nella poesia, “anima che si fa parola” e “voce nel silenzio e visione nel buio”. È possibile vivere, quindi, e guardare alla vita e alla realtà con occhio sereno quando si possiede, come il nostro Autore, la certezza che l’Arte segue i nostri passi e permette “di cogliere l’attimo tra mille”, quello che lascia capire il senso del tutto e dà la sicurezza che lo sforzo di vivere non è poi fatica vana»; [Dipthycha] «[R]accolta poetica ideata e curata da Emanuele Marcuccio, trae il suo titolo da una parola antica che ha in sé l’idea del dono e del doppio, è una raccolta “colta” di liriche del poeta Marcuccio e di altri Autori che hanno tema ispiratore simile e che i poeti che si corrispondono attraverso internet, reciprocamente mettono in comune e quasi si donano e scambiano, in un confronto di sentimenti e di sentire, di parole e di idee, di anime e di cuori»; Francesca Luzzio (critico letterario, poetessa, scrittrice) [Anima di Poesia] «L’analisi di un solo testo basta a rilevare la profondità sentimentale, meditativa e culturale da cui nasce l’ispirazione di M. che considera la poesia il suo sole, “un sole diverso / un sole che ci illumina / anche di notte”; egli di conseguenza in qualità di poeta è un girasole che si volge come il fiore, verso la sua fonte d’ispirazione e di vitalità. Le metafore del sole e del girasole per indicare la poesia e il poeta sono di lontana ascendenza mitica (Ovidio, Le Metamorfosi) e le ritroviamo nel commento di Contini alle Rime di Dante (sonetto a G. Quirini) e anche in Montale. […] Considerata l’alta considerazione che M. ha della poesia è naturale che egli si ricolleghi a così rinomati ascendenti e che per esprimere tutto il suo amore per la poesia, cerchi nello stesso tempo moduli espressivi nuovi che maggiormente si confanno al suo sentire e gli consentano contemporaneamente di entrare meglio in comunicazione empatica con il lettore. La sua capacità di fare intuire più che descrivere e dire, gli permette di lasciare a chi legge ampia libertà immaginifica e di tendere, molto più che il suo amato Pascoli, all’essenzialità espressiva, tipica dell’Ermetismo. Tuttavia l’essenzialità espressiva del nostro poeta non elimina mai la comprensione semantica»; [Ingólf Arnarson] «Un non so che di magico e di unico, pur nella presenza di topos epici, promana dai versi del dramma, «Ingólf Arnarson» di M. che con abilità metamorfica, sa ricreare nel suo animo una pluralità di sentimenti e ragionamenti quali i personaggi progressivamente vivono ed esprimono; insomma, per dirla con Aristotele, indossa l’habitus e il conseguente agire dei vari personaggi con abilità davvero unica. […] La forma drammatica rende ancora più interessante e coinvolgente l’epicità degli eventi narrati: guerra, potere, fama, amore, religione, morte sono alcune delle categorie umane che s’intrecciano e si sviluppano in un contesto incantato quale solo la nebbiosa isola d’Islanda poteva offrire. […] Narrazione e poesia confluiscono e scorrono leggeri nella fluidità lessicale e metrica che Emanuele Marcuccio ha saputo elaborare sia che descriva la verde Islanda, sia che narri di combattimenti ed azioni o di stati d’animo eterogenei, quali solo l’uomo sa vivere e concretizzare nel suo agire» (Francesca Luzzio, in Quarta di copertina a Emanuele Marcuccio, Ingólf Arnarson. Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti, Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017); [Dipthycha 2] «[È] un’antologia che s’inserisce in un progetto originale che trova la sua matrice nella volontà di dare concretezza espressiva a una poetica chiaramente enunciata nel “Manifesto dell’Empatismo”. […] Sebbene novecentesca, tipica delle avanguardie, l’idea del manifesto, quale strumento di aggregazione ideologico-estetica, è molto apprezzata perché, di fronte all’individualismo e alla solitudine, esorbitanti anche in ambito letterario, risponde al bisogno di condivisione e di aggregazione, a prescindere dal fatto che essa sia telematica o reale e il sottotitolo dell’antologia, Dipthycha 2, “Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…” evidenzia l’importanza del comunicare a prescindere dallo strumento che ce ne consente la realizzazione. [Q]uesta seconda antologia conferma il successo del progetto e rappresenta la concretizzazione cartacea della possibilità comunicativa che il virtuale ha concesso. […] Ovviamente Marcuccio e gli autori con cui si corrisponde, pur trattando lo stesso tema, lo propongono assecondando il proprio stile e il proprio nucleo ispirativo, così siamo di fronte a un poliedrico dipanarsi di emozioni e di modalità espressive. In tale “corrispondenza d’amorosi sensi” per ripetere lo stesso sintagma foscoliano, adoperato da E. Marcuccio, è chiaro che questi da interlocutore protagonista che si confronta e comunica con altri poeti comprimari, fa sì che l’antologia acquisti quell’originalità strutturale che la rende gradita a qualsiasi lettore che non può non sentire sollecitate la sua curiositas e la sua emotività di fronte alla “dittica” proposizione tematica»; [Dipthycha 3] «[I]l curatore continua a immedesimarsi “in ogni vita vivendo mille vite in una”, come si legge […] nel manifesto [dell’Empatismo], e sicuramente ad esprimere questa “corrispondenza d’amorosi sensi”, come spesso Emanuele suole dire, citando il famoso verso dei Sepolcri di Foscolo, non poteva non nascere un terzo volume, a cui sicuramente ne seguiranno altri. Ma la corrispondenza qui i vivi non l’istaurano con i morti, ma con la natura quale amica e confidente, con la vita attuale, con il presente, con il rifiuto dei disvalori che la caratterizzano, aspetto quest’ultimo fra l’altro dichiarato esplicitamente nel manifesto programmatico. […] Emanuele con naturalezza empatica scopre non solo affinità elettive tra lui e altri poeti, ma anche tra poeti diversi da lui stesso, grazie a quel meraviglioso strumento di [internet]. Affinità elettive […] ed “elettive” deriva dal latino “eligo”che fra l’altro significa “scegliere” ed Emanuele ha scelto e ha saputo alimentare, dare vita attraverso questa antologia a quella empatia che esiste tra poeti che magari senza internet, non si sarebbe scoperta»; Francesco Martillotto (critico letterario) «La portata poetica di M. si staglia nel panorama attuale con una rara sensibilità, una passione profonda e una forza dirompente dalle quali scaturisce l’idea ispiratrice/creatrice, una tecnica retorico-linguistica con la quale struttura e innerva le sue “creature”»; [Ingólf Arnarson] «Una materia crudele, nordica, torbidamente orrenda e cupa ma con meravigliosi squarci e sfondi ambientali pieni di luce, capace di dare ristoro fisico e psicologico, anima il dramma epico Ingólf Arnarson, frutto della vis lirico-tragica del M. Nell’avvincente trama si intrecciano laceranti passioni, l’incontrollabile irrazionalità, la disarmonia degli affetti, lo scandaglio degli inconfessabili abissi della coscienza, comprovato dall’ampio campo semantico inerente al tormento, al dubbio e all’animo tempestoso; tutto ciò è sorretto da un sapiente linguaggio retoricamente ricercato e modulato»; [Dipthycha 2] «In quest’antologia critica i temi che accomunano i dittici sono svariati: da quelli sociali e civili ai sentimenti, da quelli in cui si contemplano natura e creato a quelli pertinenti la sfera intimistico-riflessivo-filosofica. Viene indagata in queste corrispondenze, con moduli espressivo-linguistici eterogenei e personali, la memoria culturale e collettiva nel suo complesso, partendo da topoi comuni (intesi con Curtius come “unità tematiche” che hanno attraversato e unificato la letteratura occidentale), andando al di là di “distanze” e “tempo” e creando, come scrive Emanuele Marcuccio, “stupore e meraviglia”» (Francesco Martillotto, in “Quarta di copertina” a AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…, a cura di Emanuele Marcuccio, TraccePerLaMeta, 2015); Tommaso Mazzoni (compositore, poeta, scrittore, linguista) [Per una strada] «[I]n un primo approccio […] si “avverte” solamente lo stormire dell’avanzare di un temporale, e non si percepisce appieno, ed immediatamente, la tempesta che, specie in talune liriche, si farà invece poi riconoscere; eccome. Dalla culla dell’italica poesia, d’altronde dovevo supporre un qualcosa di così intenso. Talvolta, sotto la parvenza dell’essenzialità, scaturiscono tesori preziosi. [U]n alcunché di erompente dall’inconscio, giammai da un calcolato puzzle di versi dal rinfuso rincorrersi di frasi staccate alla bene e meglio con “a capo” improbabili. Al contrario, nella poesia del Marcuccio ogni cosa sta al posto giusto, vorrei dire quasi naturalmente; od almeno con sapiente sebbene non studiata naturalità. Naturalità, in ogni evenienza, che nulla toglie – semmai aggiunge – al valore primigenio dettato da autentica ispirazione»; Valentina Meloni (critico letterario, poetessa, scrittrice) [Anima di Poesia] «La poesia, e lo scambio che da essa consegue, si fanno preziosa crescita e rinnovamento, per questo il poetare di Marcuccio è certamente esercizio di vita, non solo di stile [ma di] una virata di forma e d’uso di parola. Dalla costruzione classica, aperta, ricca di figure retoriche, si passa a una forma ermetica, asciutta, diminuita in costruzione ma elevata in intensità; incalzante, quasi affamata, mossa da una vivace e irrompente intuizione di ispirazione […] in un’essenzialità che si fa monoverso, sfrondato dell’inutile eccesso; tagliando le cesure della punteggiatura, tralasciando l’enfasi dello incipit e del maiuscolo, aprendosi a nuovi spazi e al solo significato evocativo del segno»; Michele Miano (critico letterario, poeta, critico d’arte) «La sua è una poesia ricca di simbologie moderne, allegorie e immagini liriche. Nella ricchezza dei temi trattati, il poeta rivela sempre un atteggiamento introspettivo che porta a meditare sulle fondamentali ragioni dell’esistenza» (Michele Miano, in Giammarco Puntelli, Davide Foschi. Metateismo. L’avanguardia del Movimento 2012/2015, Giorgio Mondadori, Milano, 2015, p. 84); [Ingólf Arnarson] «[L]’opera di M. affonda le radici non solo in un solido retroterra culturale di matrice classicheggiante ma mescola sapientemente episodi, personaggi leggendari con dovizia di particolari descrittivi tali da rendere vivo, attuale e “palpitante” il suo dramma epico, rinvigorendo ancor di più quegli ideali di libertà, giustizia e indipendenza, cari a tutti i popoli. Non più un dramma epico calato nella lontana e remota isola di Islanda del IX secolo d.C. ma quasi una metafora di una “meta-realtà”, una sorta di tentativo di riscatto dell’umanità intera da ogni forma di colonizzazione e soggiogamento fisico e morale. Un monito nei confronti dell’umanità intera nell’acquisizione di una nuova e moderna coscienza, senza mai dimenticare le proprie radici e la propria identità»; Sabina Mitrano (critico-recensionista) «Lirica, questo è il termine forse più appropriato per descrivere la poesia di Emanuele Marcuccio, lirica nel senso vero e classico del termine: auliche le forme, profondi i temi e le riflessioni, intima la voce che pacatamente grida le sue sensazioni. Sullo sfondo si avverte la conoscenza e la padronanza delle tecniche poetiche, il richiamo alla tradizione, ad esempio al simbolismo e all’ermetismo italiano, ma la parola resta ferma e originale a dipingere con leggere pennellate stati d’animo vasti e complessi, ispirazioni dolci e commosse, “scrosci di tempesta” dal cielo e dall’anima. Usando tutte le potenzialità della parola, metafore dal sapore leggero e profondo, arcaismi e musicalità dai toni più diversi, il poeta comunica la propria visione del mondo alla ricerca di una risposta esistenziale, forse “ombra d’un orizzonte chimerico”»; Michele Nigro (scrittore, critico letterario, poeta) [Pensieri Minimi e Massime] «[I] semplici aforismi di M. inducono il lettore, proprio facendo leva sulla loro struttura apparentemente innocua, alla riflessione, al voler ritornare più volte su frasi brevi, scarne, dirette, raramente articolate, non bisognose di esegesi acuminate, ma al tempo stesso “banalmente disarmanti” grazie a un meccanismo assiomatico che diviene catarsi. […] Aforismi che sottolineano necessità apparentemente scontate; aforismi da ripercorrere, per non lasciarsi ingannare dalla loro semplicità e dalla nostra distrazione di cittadini già saturi di segni sintetici» (Michele Nigro, “Pensieri Minimi e Massime (2012) di Emanuele Marcuccio”, in AA.VV., Il Guastatore. Quaderni Neon – Avanguardisti (anno V, N. 1), Limina Mentis, 2017, p. 78); Aldo Occhipinti (critico letterario, poeta, scrittore) [Ingólf Arnarson] «Un dramma maestoso in cui M. dimostra di sapersi ben destreggiare in un’ampia struttura narrativa, pur rimanendo un poeta lirico propenso a fermare la fugacità dell’attimo. Quest’opera, questo capolavoro frutto di lunghi anni di ricerca poetica e storica, non può certo lasciare indifferente il lettore attento, che certo noterà l’audacia e l’originalità classica di uno scritto che, in tempi di pochezza creativa e di appiattimento letterario, giganteggia con tutto il fascino statuario dell’opera d’arte»; Nazario Pardini (poeta, scrittore, critico letterario, ordinario di Letteratura Italiana) [Per una strada] «[I]l Nostro affronta gli aspetti più disparati della realtà: quelli emotivo-esistenziali, quelli artistici, quelli civili. E con energia linguistica, con innovazione verbale, con l’uso anche di un lessico arcaico in particolari nessi letterari, esonda tutto se stesso. Il verso scorre leggero, fluido, chiaro, come l’acqua di un torrente alla sorgente, dove lucide traspaiono le pietruzze dal suo fondale. E così si snoda la poesia di M. Varia e articolata, ma sempre arrivante e suasiva per l’efficacia delle immagini nitide e vissute con grande intensità emotiva. […] Ma a dare compattezza e unicità al dipanarsi del tessuto poetico c’è un senso di malinconia, e una profonda coscienza di essere, che renderebbero umano, troppo umano il messaggio dell’autore, se non intervenisse quell’aspirazione a un “Eterno” che convalida e rende prezioso il fatto di esistere pur nello spazio ristretto di un soggiorno» (Nazario Pardini, “Recensione a Emanuele Marcuccio: Per una strada”, in Id., Lettura di testi di autori contemporanei 1990 – 2013, The Writer, 2014, pp. 458-459); [Anima di Poesia] «Poesia nitida, chiara, coinvolgente per il tentativo di scalare la montagna della vita e carpirne da là gli orizzonti più lontani: […] l’attenzione per il figurato, per l’essenzialità della forma, per un crescendo di stilemi che diano corpo ad un sentire generoso e gorgogliante. […] Emanuele sa e ne è cosciente che la parola non arriverà mai a ritrattare a pieno l’immensità dello spirito umano; per questo le assegna un compito determinante, incisivo, evolutivo, diacronico: prolungarne il senso oltre la sintassi, oltre il valore canonico e storico-linguistico, con invenzioni morfologiche e neologiche di grande maturazione personale» (Nazario Pardini, “Recensione a Emanuele Marcuccio: Anima di Poesia”, in Id., Lettura di testi di autori contemporanei. Volume III 2013 – 2015, The Writer, 2018); [Ingólf Arnarson] «Una vera metamorfosi cristallina che la dice lunga sulle capacità analitico-introspettive dello scrittore. Il panorama islandese, ambientazione della vicenda, ci mette del suo, tramite quadri misteriosi e sfumature di verdi brumosi, nel concretizzare l’azione e l’autonomia dei protagonisti in questione. Un’opera che invita a riflettere sull’uomo, sulle sue debolezze, la sua storia; un messaggio di vita e di libertà che scaturisce da una versificazione sciolta, suadente e convincente, dove la trama si dipana in un climax di forza e visività» (Nazario Pardini, “Recensione a Emanuele Marcuccio: Ingólf Arnarson”, in Id., Lettura di testi di autori contemporanei. Volume IV 2015 – 2018, The Writer, 2019, p. 516); [Dipthycha] «Antologia, questa curata da Emanuele Marcuccio, pensata e rassemblata con intenti estetici e ispirativi ben precisi. Con una scelta accurata di autori che incidano, con le loro pièces, per novità e pluralismo propositivo. Stilemi vari e degni d’interesse; molteplicità di architetture, di modi di essere e di dire. A guidare la compagnia, per numero di poesie e di partecipazione alla pagina, il curatore della stessa opera che io ho avuto occasione di conoscere per avere recensito una sua silloge. E già a suo tempo ebbi a dire della vocazione all’introspezione e al panismo esistenziale della sua poetica; capace di coinvolgere per emozioni, fattesi, con naturalezza, impennate creative di effetto immaginifico ed espansivo. E qui ne abbiamo la conferma» (Nazario Pardini, “Recensione a Emanuele Marcuccio: Dipthycha. Antologia poetica”, in Id., Lettura di testi di autori contemporanei 1990 – 2013, The Writer, 2014, pp. 459-460); [Dipthycha 2] «Opera […] di una plurivocità accattivante, i cui duetti canori fanno da controcanto a un tema di urgente resa artistica: quello di saper tradurre le nostre contaminazioni soggettive in cospirazioni universali; in slanci verso l’oltre, [c]iò che si percepisce dalle molteplici composizioni di Marcuccio, il quale, attraverso le sue espressioni si fa chiara esemplificazione del nerbo di quei dettami. Forza emotiva, ricerca semantica e sonora, contenuti che non tradiscono lo slancio romantico verso l’oltre, assenza di contaminazioni epigonistiche o pleonastiche. Un fluire semplice il suo che trae dalla vita e dai suoi perché i motivi della poesia. Tutte questioni che hanno a che vedere col tempo, il luogo, il sogno, l’essere, l’esistere, e le inquietudini della nostra permanenza terrena. Interrogativi e insoddisfazioni esistenziali di memoria leopardiana […] ma io credo abbrivi e cospirazioni intime che chiedono slanci oltre quegli orizzonti che demarcano il nostro vivere. E che, alla fin fine, tanto sono legati all’amor vitae di cui si nutre la poetica del Nostro» (Nazario Pardini, “Recensione a Emanuele Marcuccio e AA.VV.: Dipthycha 2”, in Id., Lettura di testi di autori contemporanei. Volume III 2013 – 2015, The Writer, 2018, pp. 879-881); Valeria Poggi (critico-recensionista) [Ingólf Arnarson] «I temi tipici della tradizione epico-cavalleresca vengono affrontati con originalità e attraverso l’uso di un linguaggio volutamente facile e attuale. M. è davvero bravo a permeare il suo stile di leggerezza e semplicità, attraverso un fine lavoro di cesello»; Susanna Polimanti (critico letterario, scrittrice) [Per una strada] «La dolce e malinconica consapevolezza della capacità distruttiva dell’uomo si alterna e s’intreccia con voci comuni e tradizionali in versi vivaci e coloriti. La sua lirica è echeggiante e pregiata, pregnante di significati connotativi in un insieme di emozioni, immagini ed effetti che la parola è capace di evocare. Imperante il desiderio di un rifugio interiore che sfocia nella dolce catarsi della poesia»; [Pensieri Minimi e Massime] «Considerando l’etimologia della parola greca aphorismós: definizione, è riduttivo chiamare aforismi i pensieri contenuti in questa raccolta, in realtà essi nascono dalla meditazione e dalla spontaneità del poeta e si traducono in saggezza e lungimiranza, ricchi d’intensità concettuale, di natura etica e sociale»; [Anima di Poesia] «[È] una silloge che ricorda la lirica ermetica per brevità e ridotto utilizzo di punteggiatura ma allo stesso tempo si differenzia dal classico ermetismo, con versi che non rimangono chiusi, oscuri e misteriosi bensì si affacciano alla libera espressione dell’anima che si fonde con l’altra parte di sé»; [Visione] «Il verso non è solo una naturale predisposizione artistica bensì un vero e autentico legame emotivo e spirituale, dove ben emerge come fondamento non la tecnica del metro bensì un’ispirazione pura e incontaminata. Ecco che la metafora visionaria diviene la via per tentare di rivelare con la poesia l’accostamento di diverse realtà, il paesaggio interiore si materializza e quello esterno si interiorizza; ogni emozione si confonde poi, inevitabilmente, con l’unità cosmica. […] Nella poesia del M. la parola ha una propria unicità e un proprio valore. La mancanza dei segni di interpunzione e la sintassi semplificata costituiscono un libero connubio di forma espressiva e musicalità, la cui lettura va oltre il senso letterale o immediato del testo. Ogni lessema assolve alla sua funzione, suggerisce e lascia parlare attraverso se stesso, crea una vocazione lirica che da intimista riesce a farsi corale per il riscontro di sguardi introspettivi verso tematiche e accadimenti del presente» (Susanna Polimanti, Prefazione a Emanuele Marcuccio, Visione, in AA.VV., I grilli del Parnaso. Alterne Stratificazioni, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016); [Dipthycha] «I temi delle liriche contenute in questa silloge evocano tradizione e modernità, contemporaneità. I versi di ogni poeta, seppur scritti separatamente, mostrano tutti un collegamento, diventano arte poetica che, in una serie infinita di occasioni ne rappresentano il senso, il sentimento, le percezioni, la propria unica visione della realtà soggettiva e oggettiva, in perfetta tessitura di una tela in cui si annidano eventi che segnano le tappe della nostra storia attuale. Chi indugia sull’amaro destino umano con parole appuntite; chi si rivolge all’amore quale immagine di sogno; chi richiama il tempo e le sue stagioni preferite, cercando rifugio in una dimensione intatta della natura; chi, infine, esprime la sua delusione, abbandonando ogni speranza. Ogni poesia ospitata in Dipthycha contiene un messaggio riflessivo di forte intensità; ogni autore, in reciproca corrispondenza, comunica con l’oggetto poetico e si predispone ai lettori stabilendo contatti che traducono intesa, affinità, interessi comuni e tanta cordiale disponibilità»; Santina Russo (poetessa, docente di lingua e letteratura italiana) [Per una strada] «Le pagine scorrono una dopo l’altra fluidamente, come fluido è il pensiero dell’autore che si snoda in versi liberi segnati da una sempre accentuata musicalità che conferisce eleganza e dolcezza a ciascuna poesia»; [Pensieri Minimi e Massime] «L’aforisma di Emanuele Marcuccio. ha una caratteristica che lo contraddistingue dagli altri: lo definirei un aforisma poetico e non solo perché in molti di essi il concetto essenziale è la poesia, ma anche e soprattutto per la forma elegante, melodiosa di esprimere un pensiero contornandolo di lirismo. [G]li scritti di Marcuccio sono sempre propensi verso la classica melodiosità del verso lirico, siano essi poesie o pensieri in prosa»; [Anima di Poesia] «La poesia di Marcuccio si rivolge a un pubblico vasto di lettori, non si tratta certamente di una poesia di nicchia, impenetrabile e oscura, ma è una poesia che sboccia e si apre al lettore, che vuole esprimere sentimenti semplici e comuni attraverso il linguaggio allusivo ed ellittico della sintesi lirica. […] Le liriche sono dense di figure retoriche, le parole sono spesso cariche di significati alternativi (un esempio è l’uso etimologico di “traguardo”, nel senso di “guardare oltre”); infine, meritano particolare attenzione le ultime liriche, per le quali il poeta dichiara di volersi avviare “verso la ricerca di una maggiore sintesi ed essenzialità”, abbandonando l’uso della punteggiatura e l’uso dell’iniziale maiuscola dell’incipit, a creare un rapporto di indissolubile parallelismo tra tutti i versi, un tutt’uno tra di loro»; [Dipthycha] «Attorno a Emanuele Marcuccio, autore di innumerevoli poesie pubblicate sia in raccolte personali che in antologie di autori vari, si riuniscono altri illustri poeti, provenienti da ogni parte d’Italia, per un confronto poetico e umano che esula le distanze, sfruttando la tecnologia che ci permette di accorciarle al punto da ritrovarsi tutti insieme sulla stessa pagina, seppur a centinaia o migliaia di chilometri di distanza. […] “Dipthycha” racchiude un messaggio molto profondo, rivolto simultaneamente sia agli antichi Greci che a tutti i lettori e poeti contemporanei, ed è il sottotitolo che il curatore ha scelto: Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…

È un messaggio rivolto ai Greci per dire “Cambiano le condizioni, ma non la Poesia” ed è un messaggio per i contemporanei e per i posteri “Nulla potrà mai fermare la Poesia”. Ad avvalorare l’idea dell’universalità e dell’utilità della poesia ai fini di un solidale sviluppo dell’umanità, si ricorda che il ricavato delle vendite di questa raccolta sarà interamente devoluto in beneficenza: un motivo in più per dire che la Poesia è di tutti ed è per tutti»; [Dipthycha 2] «È doveroso, innanzitutto, precisare con quale accezione il poeta Marcuccio utilizza il termine “dittico”: il dittico, esistente già nella tradizione letteraria come una coppia di composizioni poetiche dello stesso autore sul medesimo tema, nel progetto di Marcuccio si evolve e si apre al prossimo. Il dittico poetico ideato da Emanuele Marcuccio è costituito da due liriche di due diversi autori su una tematica comune, “in una sorta di corrispondenza empatica”. I poeti affrontano lo stesso tema con stili e linguaggi diversi, operano in contesti spesso assai distanti ma i frutti della propria creatività artistica riescono ad esprimere empaticamente la medesima ispirazione. […] La poesia è un bene comune e l’appello che il poeta Marcuccio rivolge agli artisti è proprio quello di trovare le “affinità elettive” nei versi di altri poeti, di provare a creare dittici a due voci, di sperimentare un nuovo modo di fare poesia che liberi il poeta dallo stereotipo alquanto diffuso di personaggio inquieto e solitario»; Antonio Spagnuolo (poeta, scrittore, critico letterario) «[C]apacità immaginativa del palermitano, poeta dal multiforme profilo e dalla instancabile volontà di sperimentazione»; Lorenzo Spurio (critico letterario, poeta, scrittore) [Per una strada] «Contrariamente al titolo della raccolta, Per una strada, la poesia di Marcuccio non sfugge, non si vanifica nel momento in cui terminiamo un componimento e ci imbattiamo a leggerne un altro, ma è quanto mai concreta e la sua fisicità è donata per lo più dall’attenzione che il poeta affida nei confronti delle sfere uditive e visive. Una poetica d’altri tempi, diremmo. In una attualità dove i poeti e gli pseudo-poeti si riempiono la bocca di paroloni, di termini stranieri, di nonsense e costruiscono spesso le loro poesie partendo dal cupo drammatismo o immergendosi a pieno nel mondo dell’erotico, non mancando a volte di insultare l’arte letteraria. […] Le numerose poesie che compongono questa raccolta scorrono via, velocemente, lasciando però una traccia viva e un senso di freschezza, come pensieri raccolti assieme che vanno e ritornano inesorabili come l’onda del mare si abbatte sulla battigia per poi ritirarsi e compiere questo movimento all’infinito»; «In Per una strada, la poetica di Marcuccio è una summa riuscita e attualizzata ai nostri tempi di motivi leopardiani, sabismi e montalismi e nei richiami a questi autori è evidente la trattazione di tematiche spesso difficili e vissute/trasposte in poesia in maniera ambigua e tormentata: si parla di dolore, di un passato che non ritorna, di un ricordo fugace, di malinconia e – lo percepiamo dal tono – di un senso di desolazione mista a tristezza» (Lorenzo Spurio, Un infaticabile poeta palermitano d’oggi: Emanuele Marcuccio, Photocity, Pozzuoli, 2013, p. 8); [Pensieri Minimi e Massime] «La stragrande quantità degli aforismi riflettono […] sulla scrittura e la letteratura e – non è difficile intuirlo – in maniera particolare sulla poesia. Ben quarantotto di ottantotto aforismi parlano di poesia, di come essa nasca, dell’ispirazione, di come avviene il processo di scrittura, delle influenze, dell’importanza dei classici, dell’uso della punteggiatura. Sommati assieme, si configurano come un manifesto della poetica marcucciana con principi, idee, tecniche e quant’altro» (Lorenzo Spurio, Op. cit., p. 35); [Ingólf Arnarson] «[L]a cesellatura dei versi liberi operata dall’autore, lo studio attento dei caratteri, la descrizione circostanziata e puntuale delle scene, l’esatta orchestrazione degli avvenimenti s[o]no ingredienti tutti concatenati tra loro che dimostrano in maniera assai stupefacente il grande lavoro prodotto da Emanuele, non solo fine poeta, ma anche studioso della forma, ricercatore del bello, costruttore di una trama frastagliata e avvincente, creatore di un’epopea cavalleresca anacronistica alla nostra letteratura kitsch e improntata al consumo. Marcuccio, sulla spinta di una suggestione profonda verso l’Islanda – terra mai visitata ma vissuta emotivamente tramite apparati storici e documentari – è riuscito ad entrare nell’anima di un popolo, a fornircene la trama, a vivificare un periodo storico molto distante dalla nostra contemporaneità» (Lorenzo Spurio, Prefazione a Emanuele Marcuccio, Ingólf Arnarson. Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti, Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017, pp. 26-27); [Dipthycha 3] «L’operazione svolta da Marcuccio, democratica e ampia, si inserisce in un procedimento letterario assai onesto e del quale è doveroso parlare dove la poesia cessa di essere manifestazione dell’animo del singolo, rappresentazione – sdolcinata o meno – di un vissuto personale, per interagire in maniera vibrante con altre poesie, costituendo un dialogico ricco e foriero di nuove essenze. La poesia da personale diventa fatto collettivo: gli autori in dittico sembrano quasi tenersi leggiadramente per mano, scanzonati, ed avanzare su un prato in maniera spensierata per poi unirsi agli altri in un girotondo, che poi è il girotondo dellʼAnima» (Lorenzo Spurio, «Postfazione. Risonanze empatiche: l’esperienza del “dittico poetico” di Emanuele Marcuccio» a AA.VV., Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…, a cura di Emanuele Marcuccio, PoetiKanten, 2016, p. 139); Annalisa Stamegna (critico-recensionista) [Per una strada] «Emanuele Marcuccio attua, nei suoi versi, un’analisi tematica innovativa e vasta. È attento alla descrizione delle emozioni che affiorano attraverso un’accurata analisi delle parole e delle espressioni, che risultano ricercate, musicali, a volte classicheggianti. Interpone il suo punto vista a quello della storia o della cronaca in componimenti che prendono spunto da personaggi o ragioni storiche di varia natura. […] Marcuccio ci appare come un maturo conoscitore dell’animo umano, e – come un pittore ritrae le sue tele ammirando il paesaggio – egli dipinge i suoi versi ricercando dentro di sé gli elementi che compongono la natura umana, collocandoli nell’armonia del mondo con liricità e pathos»; Giusy Tolomeo (poetessa, scrittrice) [Ingólf Arnarson] «Vive, nell’immaginario di M., una terra lontana geograficamente dalla sua amata Palermo, un luogo di eroi dove il sogno si dispiega in incontri dal sapore fiabesco e antico»; Felice Vinci (saggista) [Ingólf Arnarson] «Ecco una novità del tutto inaspettata: dopo tanti secoli il mondo delle saghe nordiche rivive ad opera di un poeta contemporaneo. Si può supporre che nelle vene del palermitano M. scorra sangue normanno, a giudicare dalla potenza e dalla grazia dei versi sciolti che costituiscono il suo dramma epico, assolutamente degno dei carmi dell’Edda. Un’opera straordinaria, di respiro europeo, con cui la poesia di oggi finalmente si riappropria della dimensione epica».


(Ultimo aggiornamento, 19 luglio 2021)

Un pensiero su “Cenni critici sull’autore

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